·”Non è la parola esatta, ma è la prima che viene in mente.”·
Pubblicato da su 13 aprile 2012
La Mamma con lui si scusava in continuazione. Gli diceva che per anni la gente si era fatta in quattro per trasformare il mondo in un luogo sicuro e organizzato. Nessuno si era reso conto di che noia sarebbe stata. Una volta che il mondo fosse stato suddiviso in proprietà, sottoposto a limiti di velocità e piani regolatori e tassato e irregimentato, una volta che tutti fossero stati esaminati e registrati e provvisti di un indirizzo e di documenti. Nessuno aveva lasciato spazio all’avventura, se non al tipo di avventura che si può comprare. Su un ottovolante. Al cinema. E anche cosí, sarebbero sempre state emozioni finte. Perché uno lo sa benissimo che alla fine i dinosauri non mangeranno i bambini. Il pubblico delle proiezioni di prova si è espresso contro qualsiasi remota possibilità di finta catastrofe. E non esistendo la possibilità che si verifichi una catastrofe vera, un rischio vero, ci è preclusa anche ogni possibilità di salvezza vera. Ebbrezza vera. Eccitazione vera. Gioia. Scoperta. Invenzione.
Le leggi che ci permettono di vivere sicuri sono le stesse che ci condannano alla noia. Se non possiamo accedere al caos autentico, non avremo mai autentica pace. Se le cose non hanno la possibilità di peggiorare, non migliorano. Tutte cose che la Mamma gli raccontava. Gli diceva: «L’unica frontiera che ci rimane è il mondo dell’intangibile. Tutto il resto è cucito troppo stretto». Ingabbiato da troppe leggi. Per intangibile la Mamma intendeva Internet, i film, la musica, le storie, l’arte, le voci che corrono, i programmi per computer, tutto ciò che non è reale. Le realtà virtuali. Le simulazioni. La cultura. L’irreale è piú potente del reale. Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione cui può spingersi l’immaginazione. Perché soltanto ciò che è intangibile, le idee, i concetti, le convinzioni, le fantasie, dura. Le pietre si sgretolano. Il legno marcisce. La gente, be’… la gente muore. Ma le cose fragili, come un pensiero, un sogno, una leggenda, durano in eterno. Se riesci a modificare il modo di pensare delle persone, diceva. Il modo che hanno di vedere se stessi. Il modo che hanno di vedere il mondo. Se riesci a fare questo, allora puoi cambiare il modo in cui vivono. Ed è questa l’unica cosa duratura che una persona può creare. Tanto prima o poi, diceva sempre la Mamma, i ricordi, le storie e le avventure saranno tutto ciò che rimarrà di te. Durante l’ultimo processo, prima di finire in prigione quell’ultima volta, seduta accanto al giudice la Mamma aveva detto: «Il mio obbiettivo è quello di essere un motore che movimenti la vita della gente.» Aveva guardato lo stupido ragazzino negli occhi e gli aveva detto: «Il mio obbiettivo è quello di dare alla gente splendide storie da raccontare». Prima che le guardie la portassero via in manette, aveva gridato: «Condannare me sarebbe superfluo. La burocrazia e le leggi hanno già trasformato il mondo in un campo di concentramento pulito e sicuro». Aveva gridato: «Stiamo crescendo una generazione di schiavi». E per la vecchia Ida Mancini era stata di nuovo la prigione. “Incorreggibile” non è la parola esatta, ma è la prima che viene in mente.
Chuck Palahniuk,
Soffocare




Soffocare!! Mi basta il titolo per pensare automaticamente a Gwen e a tutto ‘quel’ capito, è più forte di me….ahah!