·trentunododiciduemiladodici·

Piú ci penso e piú questo 2012 mi sembra lungo dieci anni. Praticamente la mia vita in un romanzo.

Quando è cominciato ero al buio, e mi ricordo che nella mia ignoranza volevo passasse veloce per allontanarmene e guardarlo da lontano… poi ho avuto modo di rimangiarmelo. Ero niente e ho fatto una sola cosa, l’unica che da anni mi viene benissimo e cioè investire; e ho aspettato coscientemente che il resto si muovesse da solo.

È stato fin dall’inizio un anno costellato di scelte importanti, nella mente me ne sono appuntate moltissime. Il comune denominatore è sempre uno: me stesso. Ci sono state tante occasioni dove avrei potuto (e forse certe volte dovuto) fare altro, invece ho scelto me. Me, tra me e la strada facile; me, tra me e la strada sbagliata; me, tra me e la paura, la famiglia, la casa, lo studio, il cuore. Contro tutto e contro tutti.

Va da sé che sono contento ed orgoglioso di non essermi perso mai, ed anzi di essermi coltivato, conquistato poco a poco, goccia a goccia, tutto quel che mi appartiene. Sono arrivato a un punto decisivo piú o meno cento volte, cosí come avrà notato chi ha seguito tutte le volte che ho scritto qui… E poi ho continuato a oltranza. Mi sono spinto a fare cose che fino all’anno scorso non avrei mai pensato e mai pensato di volere. Ho imparato a essere me, ad avere me, a dare me col giusto peso e fare da me, perché penso (e lo pensavo anche prima, ma ora un po’ di piú) che quando vuoi che una cosa sia fatta bene devi fartela da te.

Ho fatto tutto quel che volevo, come lo volevo. Perfino oggi.

È stato un anno coerente, di sviluppo armonico, grazie a tante persone nel bene e soprattutto nel male. Ho visto verificarsi e consolidarsi spesso la mia teoria della giustizia come motore della vita, che vuol dire essere fiduciosi che le cose richiamano altre cose della medesima entità e battersi in primis affinché avvenga cosí. Ho vinto, ho perso ma ho comunque vinto e devo essere sincero: non ho buoni propositi per quello nuovo. Solo tanti propositi giusti.

Sono molto soddisfatto.

Alessandro Polia, Milk

·novembre·

Novembre, ancora per poco, concede giornate bellissime… Lo spirito del Natale quest’anno si è fatto già vivo, anche se i momenti in cui alzo la testa a guardare il mondo sono molto molto pochi. È l’incontro di queste contraddizioni, che mi fa sentire che questo periodo non sia in definitiva né carne né pesce — direi piuttosto un dessert.

Mi sta piacendo tutto.

Canta Mina: “Mi piace il miracolo eterno dell’incanto lunare, ascoltare in silenzio il sussurro del mare… E guardo le stelle che brillano lassù”, e noto che al solito ci intendiamo. Ma come fa? Non c’è perfezione come quella astronomica, ma basta un niente per farmi respirare armonia continuamente.

Fisica. Le mie percezioni fisiche sono al massimo. Coi tempi ristretti che mi ritrovo mi arrangio come posso, a trarre energia dal sole, dagli abbracci, dalle arance, dalla pelle, dai dolci, dai baci… Forse non è davvero così, ma il pensiero è consistente. Ne accumulo così tanta che più mi consumo e più mi spendo, e brucio tutto ciò che trovo – negatività compresa. La mia, che è pochisssssima, ma soprattutto quella degli altri. Quello che è strano è che il motore sport-stress-studio-sole-sesso-studio-sport mi fa sentire stanchissimo, bruttissimo ma vivissimo, soddisfattissimo, e nel fare e fare e gravitare in crescita muovo e accelero cose e persone. Chi ha tempo non aspetti tempo e chi ha energie le spenda tutte, e io lo faccio.

Forse persone forti si nasce, o forse lo diventi se sei fortunato; io comunque mi ci sento e sto investendo quello che sono stato in grado di raggiungere perché non lo do per scontato, e come in molte cose leggo un segnale che, se ho forza, è perché devo usarla tutta – a mo’ di amplificazione di quella altrui.

Al di là del bello che ottengo con sudore e sangue sento che questo è un periodo proprio , vedo dei regali -umani, mica materiali- che non mi aspettavo e che mi fanno sentire coccolato, e di cui non amo parlare perché… Perché è meglio, ecco.

Sentivo di dovermi fotografare così, in pace tumultuosa, questa è una sensazione che mi voglio ricordare.

“Mi piace pensare, mi piace sognare, mi piace l’amore.”

·14·

Tanti auguri a me,
perché in un anno son diventato piú accorto, piú bello e piú grande.

Non solo fisicamente.

·(IJustWantTomorrowToBe)BetterThanToday·

Le mie vacanze effettive sono cominciate a metà agosto: prima, solo un’enorme periodo-punizione per aver studiato — molto, sí, ma non abbastanza. Diciamo che quest’anno punto tutto sulla qualità, piú che sulla quantità.

Al mare sarò stato sí e no sei volte, la maggior parte delle quali in meravigliose località sarde scarrozzato dal fido PP, che nel frattempo mi raccontava pure sull’istoria sarda: le origini dei nomi delle calette, le meraviglie naturali e persino persino dove vanno in bagno i VIPs. Mica cazzi. Per il resto molte happy hours, cazzeggiamenti fino a notte fonda, e dove se non a casa dell’amicah mattah che piú mattah non si può.

Adoro questa estate cosí piccola e vissuta.

Dal 18 al 28 invece non si è scherzato piú: son partito coi miei alla volta di Valencia e lí per la prima volta ho lasciato un pezzo di cuore. Erano due anni che non facevamo un viaggio insieme e ogni volta che parto succede che vado in cerca dell’indipendenza e torno con una grande voglia di famiglia e unione.

Io dico sempre che le grandi città (quelle oltre Cagliari, per intenderci) sono belle da visitare ma non per viverci. Ecco, Valencia fa eccezione. È tutto cosí comodo, lineare, preciso, schematico, pulito, logico. Non ci sono nemmeno cosí tanti turisti o, se ci sono, sono ben distribuiti. Tutta la città è studiata per essere esteticamente al massimo: ci sono due rotte del bus turistico, due sole, e con quella puoi vederla nei suoi dettagli piú minuziosi. È una città immensa, bella, vivace ma composta, tranquilla. È come un figo che sa di essere un figo e boh, basta, non ha bisogno nemmeno di tirarsela. Non so quante volte mi è capitato di leggere dei riferimenti alla mitologia disseminati per tutta la città e soprattutto attorno all’hotel; ma la cosa piú bella di tutte, per davvero eh, è la totale immersione nel verde. I valenciani si sono pensati di deviare il corso di un fiume e piazzare al suo posto una gigantesca area verde. Questo Jardín del Túria la taglia da Nord-Ovest a Sud-Est come una grande diagonale che parte dal parco naturale, abbraccia la città vecchia che sta nel cuore di Valencia, raccoglie tutti i principali musei e termina al porto con le costruzioni piú all’avanguardia, la Ciudad de las artes y las ciencias. Inizio, svolgimento, fine. Il passato che si allarga verso il futuro.

Sarei io, se io fossi una città.

Sono diventato il solito fotografo compulsivo come in passato, come si può vedere su facebook (link al lato) o sul mio Instagram (con nick kleinbleu), e come in passato ho mantenuto un diario personale di bordo solo che stavolta l’ho condiviso solo in privato e in diretta (ci siamo evoluti, in fondo): in generale posso dire che questa città l’abbiamo proprio spolpata in lungo e in largo, a piedi e in bici e in barca e in bus e soprattutto a modo mio. Sarà per questo forse che fra tutti è il viaggio che piú mi ha segnato.

E adesso? Adesso, dopo qualche giorno ancora di periodo-punizione, ci prepariamo a tornare alla carica.

Non vedo l’ora. :-)

·Tutto è bene, quel che comincia bene. (Ovvero Il riassunto delle puntate unreleased)·

Mi sono tenuto volontariamente lontano dalle scene per un po’, con la lungimiranza che da sempre mi contraddistingue, finché le cose non si sarebbero sistemate… e finalmente si sono sistemate. Tutte.

Negli ultimi tre mesi di isolamento alla Mina un sacco di belle notizie, una crescita complessiva del 700% che manco l’industria cinese.

A fine aprile ho dato il mio ultimo contributo al corso di movimento corporeo: ho partecipato come volontario per gli Special Olympics di Cagliari, un organismo umano–sovraumano che si è mobilitato per due giornate all’insegna dello sport per ragazzi con disabilità fisiche e mentali provenienti da tutta la Sardegna. Mi era già capitato in passato di buttarmi a capofitto in altri progetti ricreativi, ma sempre vissuti piú o meno attivamente dall’interno… Stavolta invece è stata la mia prima, vera esperienza completamente altruista, un puro tramite tra le persone e il loro divertimento. Mi sono messo cosí in gioco in questa e in mille altre cose come mai prima.

A maggio ho ripreso il corso di ballo latinoamericano, accanto a quello di ballo caraibico che prosegue da novembre, che è il mese topico dei cambiamenti. Dopo salsa e bachata abbiamo cominciato anche il merengue, il non plus ultra, e lí è scoppiato l’amore. Si è cominciato a parlare di gareggiare a livello agonistico, per il prossimo anno ovviamente, e devo essere sincero: l’idea mi alletta molto. A settembre saranno dieci anni tondi tondi di dedizione alla danza, e sarà il caso che io li festeggi per bene.

Da metà maggio fino al 30 giugno alla preparazione degli esami all’università, alle prove pratiche di scuola e ai due corsi di ballo si è aggiunta anche la gestione della Queeresima da parte dell’Associazione ARC che frequento ormai stabilmente: quei quaranta giorni di eventi artistici e cazzeggioni in quel di Cagliari. Mi sono prestato come volto fra i volti in “Paura di chi?”, una mostra fotografica contro l’omofobia dove in parecchi hanno confermato che avevo uno sguardo decisamente incazzato. (Sarà che era questo il mio intento?)

Ho partecipato al primo PRIDE sardo della storia, insieme ad altre 10mila persone, e scusate se è poco. Ho fatto il baraccone in versione hawaiana, su un carro multicolor mentre cantavo la qualunque… col sostegno della mia cantante preferita, la mia amica S. naturalmente.

Quest’ultimo è stato il periodo che mi ha fatto respirare vita sociale a pieni polmoni: ho collaborato con le membre ARC alle feste di autofinanziamento che organizziamo in discoteca ed agli aperitivi, e mi sono reso discotecaro a tempo perso, spettatore di episodi teatrali e anche (ma questo è un evento collaterale) comparsa in un videoclip musicale. È stato il periodo che ha visto me e i miei compagni di ballo come animatori nelle piazze della città, per delle serate che dureranno per tutta l’estate.

Ho stretto delle nuove amicizie, stabili, buone, che stanno segnando il mio 2012. Alcune invece sono tornate, altre non se ne sono mai andate e sono –se possibile– diventate ancora piú forti.

Altri ancora sono stati debellati, perché sono stanco della bontà: è la giustizia che deve guidare il mondo, e io me ne faccio carico e inizio a mandare a cagare chi merita di andare a cagare. Semplice.

Ad ogni modo vi ringrazio tutti, stronzi: baciate il culo che vedete nell’immagine uno.

Parlando di giustizia, proprio qualche giorno fa, con la complicità di dolci segret e tartine mi sono scoperto intrigato da una persona squisita che mi ha colpito ed esiste per davvero. Segni particolari: è ingegnere, dolciaio, filo–linguista ed estremamente buono. La situazione è in fase di studio, stiamo elaborando entrambi o anzi… A pensarci bene, non lo stiamo facendo proprio. La viviamo con molta naturalezza. Quel che posso dire è che pare vi sia una certa corrispondenza ed è BELLO tutto bello improvvisamente piú bello: dopo mesi di preoccupazione per il prossimo ora riesco a pensare anche a me ed è fantastico.

Un’ultima cosa. Ho aspettato otto mesi per dirlo, coscientemente, perché come in tutte le cose io preferisco seminare e curare e procedere a passi sicuri. “Come stai?” Io sto bene.

·Per dovere di cronaca·

Non sono morto; in realtà sto semplicemente curando il mio giardino.

A chiunque me lo chiede sto dicendo che questo è ancora il mio periodo di semina, anche se in realtà qualche frutto del buon lavoro lo sto già raccogliendo: per esempio quell’esame lí, a cui avevo rinunciato in tempi insospettabili, che mi sono deciso a chiudere. E l’ho chiuso, pure col botto. Ho sentito quell’energia atomica dei 17 anni, per capirci.

Alla gente dico cosí perché i frutti piú grossi degni di nota arriveranno nei prossimi mesi, con l’esplosione dell’estate. Nel frattempo tanta forza —mentale e fisica—, tanta palestra —mentale e fisica—, coccole e sempre l’onestà in tutto, con tutti… In tutto questo rimango anche il solito cazzeggione di prima, non sia mai diversamente.

Ma ho le mie soddisfazioni. Sto arrivando proprio lontano :-)

·”Non è la parola esatta, ma è la prima che viene in mente.”·

La Mamma con lui si scusava in continuazione. Gli diceva che per anni la gente si era fatta in quattro per trasformare il mondo in un luogo sicuro e organizzato. Nessuno si era reso conto di che noia sarebbe stata. Una volta che il mondo fosse stato suddiviso in proprietà, sottoposto a limiti di velocità e piani regolatori e tassato e irregimentato, una volta che tutti fossero stati esaminati e registrati e provvisti di un indirizzo e di documenti. Nessuno aveva lasciato spazio all’avventura, se non al tipo di avventura che si può comprare. Su un ottovolante. Al cinema. E anche cosí, sarebbero sempre state emozioni finte. Perché uno lo sa benissimo che alla fine i dinosauri non mangeranno i bambini. Il pubblico delle proiezioni di prova si è espresso contro qualsiasi remota possibilità di finta catastrofe. E non esistendo la possibilità che si verifichi una catastrofe vera, un rischio vero, ci è preclusa anche ogni possibilità di salvezza vera. Ebbrezza vera. Eccitazione vera. Gioia. Scoperta. Invenzione.

Le leggi che ci permettono di vivere sicuri sono le stesse che ci condannano alla noia. Se non possiamo accedere al caos autentico, non avremo mai autentica pace. Se le cose non hanno la possibilità di peggiorare, non migliorano. Tutte cose che la Mamma gli raccontava. Gli diceva: «L’unica frontiera che ci rimane è il mondo dell’intangibile. Tutto il resto è cucito troppo stretto». Ingabbiato da troppe leggi. Per intangibile la Mamma intendeva Internet, i film, la musica, le storie, l’arte, le voci che corrono, i programmi per computer, tutto ciò che non è reale. Le realtà virtuali. Le simulazioni. La cultura. L’irreale è piú potente del reale. Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione cui può spingersi l’immaginazione. Perché soltanto ciò che è intangibile, le idee, i concetti, le convinzioni, le fantasie, dura. Le pietre si sgretolano. Il legno marcisce. La gente, be’… la gente muore. Ma le cose fragili, come un pensiero, un sogno, una leggenda, durano in eterno. Se riesci a modificare il modo di pensare delle persone, diceva. Il modo che hanno di vedere se stessi. Il modo che hanno di vedere il mondo. Se riesci a fare questo, allora puoi cambiare il modo in cui vivono. Ed è questa l’unica cosa duratura che una persona può creare. Tanto prima o poi, diceva sempre la Mamma, i ricordi, le storie e le avventure saranno tutto ciò che rimarrà di te. Durante l’ultimo processo, prima di finire in prigione quell’ultima volta, seduta accanto al giudice la Mamma aveva detto: «Il mio obbiettivo è quello di essere un motore che movimenti la vita della gente.» Aveva guardato lo stupido ragazzino negli occhi e gli aveva detto: «Il mio obbiettivo è quello di dare alla gente splendide storie da raccontare». Prima che le guardie la portassero via in manette, aveva gridato: «Condannare me sarebbe superfluo. La burocrazia e le leggi hanno già trasformato il mondo in un campo di concentramento pulito e sicuro». Aveva gridato: «Stiamo crescendo una generazione di schiavi». E per la vecchia Ida Mancini era stata di nuovo la prigione. “Incorreggibile” non è la parola esatta, ma è la prima che viene in mente.

Chuck Palahniuk,
Soffocare

·C’è Pasqua e Pasqua·

Mi ricordo che quando ero piccolo la Pasqua iniziava davvero solo dal momento in cui mamma e papà compravano le uova di cioccolato: le mettevamo sopra i ripiani della cucina secondo l’ordine di nascita —io quindi ero il primo— e ciascuno badava al suo fino al giorno di apertura. La quaresima era quindi il countdown dei giorni che mancavano allo scarto. Gli ultimi anni ci era anche concesso di scegliere la tipologia di cioccolato (io, goloso ma astuto, ho sempre preferito la qualità alla quantità) e di solito si puntava a qualcosa che non fosse cioccolato al latte: questo perché un’altra certezza ferrea anche piú dell’ordine di esposizione delle uova era la politica Kinder di nonna, che per il pranzo pasquale ce ne portava un altro a casa.

Una volta aperto i giochi erano fatti: il cioccolato finiva conservato in un contenitore da cucina e nascosto nelle rispettive camere cosí che nessuno si potesse azzardare a rubarlo agli altri. E durava fino all’estate.

Questa tradizione è andata sfumando sempre di piú: nel 2011 abbiamo comprato le uova senza reale partecipazione e due-tre giorni prima di aprirli, aggiungiamoci pure che ora mangiamo cioccolato quando vogliamo quindi addio al gusto dell’attesa. Crescendo si è persa anche l’innocenza. Anche peggio, quest’anno il periodo è grigio persino nel parentado per cui niente quaresima, niente pranzo a casa, niente nonni, e alle uova nessuno ci ha piú voluto pensare. Eccetto me.

Io per le abitudini di cuore ho uno innato debole e in via diplomatica ho proposto che da quest’anno avrei comprato io un unico uovo famigliare, buono, di qualità e nocciolato come strapiace a me e mamma e che avremmo consumato tutti assieme in barba al consumismo. Un po’ una sciocchezza per celebrare con gratitudine l’unità e la purezza di una famiglia “piccola” com’è la mia per me.

Questo è quello che auguro a tutti: che la Pasqua sia occasione di convivere consapevolmente con la propria realtà di vita.

(Da quando mi sono sbattezzato spoglio le feste di ogni cristianeria. Rock on)

∙Sesso, amore, pittura: Alexander Esguerra∙

Negli Stati Uniti l’idea di Alexander Esguerra pare stia facendo furore. Le regole sono semplici: dipingersi e amarsi su una tela bianca. I risultati invece sono sorprendenti.

“L’amore è una potente forza creativa e tutti gli artisti possono sentirla e imprimerla. Mi sono svegliato una mattina dopo un rapporto sessuale e ho capito che dovevo catturare quei momenti artistici che si sprigionano durante l’atto, perché i nostri corpi interagiscono e influenzano lo spazio attorno a noi.”

Il progetto in questione si chiama Love & Paint e altro non è che l’impressione dell’impulso energetico dell’amore, una sorta di E = mc² di livello sessuale. “Non importa che la coppia sia etero o gay, vecchia o giovane: il sesso crea uguaglianza e da questi dipinti non capiresti chi li ha fatti, senti solo l’energia dell’amore.”

L’artista spiega che tutto è nelle mani —e non solo— delle coppie newyorkesi che vi partecipano. “Quando esco dalla stanza sono in totale privacy. Dico loro di prendere la vernice e versarsela a vicenda, poi di guardare negli occhi il proprio partner e fare l’amore come si farebbe normalmente.”

E in effetti, a parte qualche orma, l’insieme cromatico perde le sue origini e diventa uno sfumato sinestetico, una fusione di materiale indistinguibile: c’è chi poi il risultato se lo appende in salotto, all’insaputa degli ospiti.

Considerazioni. Quanti modi di vedere l’amore esistono? Quante combinazioni di due corpi? Quanti colori schizzati, divorati, portati, quanti miscugli da cui sentirsi rappresentati, quanti incastri si possono pensare per dirsi TI AMO?

Ho sempre sognato di fare l’amore col corpo dipinto, è una perversione assoluta.

Altri esempi di amore fluido: Leggi il resto dell’articolo

∙A sproposito di amore∙

Metti una pianta in un terreno arido e stai pur certo che morirà. Qualsiasi pianta, anche l’amore.

La verità è che staccare la spina all’Amore è un processo innaturale, non perché è sí una forza divina che ti spinge oltre l’orizzonte e protegge e fortifica insieme ma perché è un pranzo gratis, un dono che fruisce senza motivo, e interromperlo è una bestemmia contro ogni fortuna, folle e disumano. Non lo uccidi, non lo mandi via e tantomeno lo dimentichi: lo condanni semmai a una morte agonizzante mentre perverso lo guardi appassire, pian piano, perdere le forze, i respiri soffocati che dopo un po’ passano. E a prescindere dalla sua intensità, alla fine muore per davvero.

Se è gratuito, onesto, vero e ce l’hai fra le mani… bisogna essere masochisti o coglioni per violentarlo, sradicarlo e buttarlo via.

∙Il lurido mondo di BLACK SPARK∙

Questi giorni sono stato molto impegnato, specialmente nello studio-a-pressione: per questo ho preferito aspettare per pubblicare un nuovo post e formulare cosí qualcosa di decente.

L’attesa non mi è servita, però scrivo lo stesso.

Durante il mio solito navigare di qua e di là qualche giorno fa mi sono imbattuto in un personaggio molto particolare che si fa chiamare Black Spark. La sua popolarità però non è proprio recente visto che sul web se ne parla già a gennaio di un anno fa, tuttavia in Italia è un assoluto sconosciuto e vale proprio la pena di parlarne.

Black Spark è un furbissimo regista e fotografo che ha realizzato dei filmati con musiche e atmosfere psichedelico-surreali a contenuto sessuale ultraspinto, con protagonista sé stesso e quelli che gli si sono offerti volontari: in sostanza pornografia ad alti livelli, le pulsioni sessuali piú selvagge sfogate in tutte le possibili perversioni, ma con un taglio senza precedenti. Artistico. Per condividerli inizialmente non a caso ha creato un profilo su Xtube, il gemello XXX di Youtube, e a oggi dei tanti lavori è possibile visualizzarne soltanto due (cliccate sulle immagini):

Com’era prevedibile la curiosità mi ha infiammato in un attimo, cosí mi sono ritrovato a fare dello ricerche compulsive che neanche l’FBI e ho scoperto dell’altro. Non si sa bene chi sia, ma nel suo anonimato è riuscito a conquistarsi persino una pagina su wikipedia (in cui ho scoperto che -coincidenzialmente- è nato un mese esatto prima di me… brividi). Alcuni ipotizzano e indagano sul suo conto, e lui indifferente ne ha approfittato per rilasciare varie interviste di questo tenore:

Dal primo giorno mi sono proposto di trasmettere un messaggio. Le scene di sesso nei film delle volte dicono qualcosa, ma nella pornografia no: sono solo due persone che si sbattono l’un l’altro come un pesce morto. Il sesso è potere: puoi fare sesso con qualcuno e puoi scoprirtene innamorato, attratto e vulnerabile. Volevo essere in grado di mostrare tutto il potere che ne deriva dal sesso. Black Spark è un supereroe e questo è il suo potere: la lussuria.

Oltre wikipedia e Xtube, nel giro dell’ultimo anno il giovane 21enne con maschera o bandana ha creato una pagina su facebook per tutti i suoi fan (che si fanno chiamare, per dovere di cronaca, sparkplugs) e NOIEA, un tumblr del suo materiale aggiornato proprio a questi giorni e che nelle varie pagine contiene altri due video.

Sarà che ho un’anima un po’ lurida, ma io mi ci sono proprio innamorato. In barba a quelli che si chiedono scandalizzati “è pornografia o no?” non ho dubbi: per me è arte.

Di seguito altri frame estratti dai suoi video:

Leggi il resto dell’articolo

∙La felicità è un (abban)dono∙

La felicità è un abbandono che a mezzanotte conduce alla casa col giardino di aranci e limoni dove entriamo in punta di piedi e incuranti dei poliziotti che controllano ogni tua mossa: due agli angoli della strada e due sul marciapiede. È un albero di gelsomini che fiorisce sotto la finestra alla quale ci siamo affacciati perché tu ne colga un ciuffo e tu me l’offra insieme alla tua timidezza. È una stanza di cui non vedo piú lo squallore, le poltrone unte e sbucciate, i soprammobili brutti, gli assurdi diplomi in cornice: perché ci sei tu. È un bacio inaspettatamente pudico sulla mia fronte, mentre il vento fruscia tra i rami d’ulivo e ci porta la cantilena del mare. È una lacrima che inaspettatamente ti scivola giú per la guancia mentre sussurri: «Sono stato tanto solo. Non voglio stare piú solo. Giura che non mi lascerai mai». È il tuo volto serio che si avvicina al mio volto serio, i tuoi occhi commossi che affogano nei miei occhi commossi, le tue braccia incerte che cercano le mie braccia incerte, neanche fossimo due ragazzi al loro primo incontro d’amore o sapessimo che ci accingiamo a compiere un rito da cui dipenderanno tutti i nostri anni a venire. È un silenzio lungo, impressionante, mentre le nostre labbra si toccano con esitazione, si uniscono con decisione, e i nostri corpi si allacciano senza timore, per adagiarsi palpitando nel buio, travolti da un fiume di dolcezza che abbaglia, cercando gesti dimenticati, agognati, e trovandoli per penetrarsi con armonia, di nuovo ed ancora, ed ancora ed ancora, quasi dovesse durare un’eternità. Il tempo ti appartiene ormai, nessun plotone di esecuzione avanza tra gli ordini secchi per condurti al poligono e fucilarti.

Dopo ci fissiamo stremati, la testa appoggiata sullo stesso guanciale, ed esclami: «S’agapò tora ke tha s’agapò pantote». «Cosa significa?» «Significa: ti amo ora e ti amerò sempre. Ripetilo.» Lo ripeto sottovoce: «E se non fosse cosí?» «Sarà cosí.» Tento un’ultima vana difesa: «Niente dura per sempre, Alekos. Quando tu sarai vecchio e…» «Io non sarò mai vecchio.» «Sí che lo sarai. Un celebre vecchio coi baffi bianchi.» «Io non avrò mai i baffi bianchi. Nemmeno grigi.» «Li tingerai?» «No, morirò molto prima. E allora sí che dovrai amarmi per sempre.» Stai parlando sul serio o scherzando? Mi costringo a credere che tu stia scherzando, una luce beffarda guizza nella tua iride nera e un’allegria fatta di molti domani scatena il tuo corpo che subito mi ricopre insaziabile. Né bisogna ripensare a un dialogo sulla veranda: «Noi greci abbiamo la mania della veggenza e della tragedia. Forse perché l’abbiamo inventata». «Ma di quale tragedia parla?» «V’è solo un tipo di tragedia e si basa su tre elementi: l’amore, il dolore, la morte.»

Oriana Fallaci, Un uomo

∙un passo, due passi…∙

Ieri sono stato bravo bravo bravo: tre nuovi, piccoli traguardi per me.

L’ho scientificamente testato: il lupo perde il pelo ma non il vizio. S-E-M-P-R-E. Oh, dopo due anni di tregua s’è fatta risentire quella voglia di dare un contributo artistico in piú, tanto che di nuovo mi sono affacciato con curiosità in quel laboratorio di movimento corporeo con persone disabili, cosí intenso e… boh, leggero. È stato bellissimo ritornare in questo mondo, vedere occhi nuovi e occhi vecchi ma tutti, indistintamente, lí felici cosí felici.

Infatti penso che ci andrò frequentemente.

Poi sono andato in quel paesino dal nome Mandas distante una cinquantina di Km da Cagliari, non con la mia macchina (quello sí che sarebbe stato un GRAN traguardo!) ma è comunque il primo paesino che visito da mesi e mesi, dopo un anno —il 2011— di continue trasferte in terra di Sardegna per amore e per amore del teatro. Stavolta però l’amore non c’entrava proprio niente: ero lí per un compleanno, e che compleanno! Giulia-dolce-Giulia che compie 18 anni… Anche se poi una liaison dangereuse seria quasi quasi ci scappava. Ma sono troppppo bravo.

Infine, quello piú importante di tutti: Giorgia è tornata sul mio iPod!!! Dietro le apparenze, diciamocelo, era un album troppo bello per essere ulteriormente trascurato, anche se è e sempre sarà incollato ai mille ricordi dello scorso autunno… Adoro, cavolo, adoro ADORO sfondarmi di canzoni tristi quando sono forte abbastanza per reggerle… E adesso chi mi ferma piú?

Next step: Adele! Oddio. Facciamo che ci vado con calma, eh.

∙Psicologia musicale in trenta giorni∙

Passa il tempo ma una certezza matematica sempre rimane: le bimbominkioserie. A tal proposito un mese fa ho trovato un gioco cretino su facebook chiamato “30 giorni di musica” che si svolgeva cosí: ogni giorno bisognava condividere un brano adeguato alla situazione descritta. Per esempio con Giorno x – La canzone piú attuale del momento avreste potuto condividere “Give Me All Your Luvin’”… (e comunque dimostrereste di non capire il gioco.)

Al contrario di tante altre fesserie mi è sembrato che potesse essermi utile se non altro per mettere alla prova i miei interessi musicali a tutto tondo. Al termine ne è uscito un ritratto molto poco convenzionale, bipolare a tratti, e un repertorio giappo-italo-americano pressoché femminile; ma questo lo sapevo già. Fisso tutto qui con tanto di inserimenti personali, per ricordarmi in seguito e probabilmente vergognarmi.

(Di particolare rilievo è poi il clima in cui ricordo di aver condiviso le canzoni dei primi giorni.)

Giorno 1 – la tua canzone preferita: Beyoncé – Single Ladies
Giorno 2 – la tua seconda canzone preferita: Beyoncé – Love On Top
Giorno 3 – una canzone che ti rende allegro: Bob Sinclar – Fuck With You (feat. Sophie Ellis-Bextor)
Giorno 4 – una canzone che ti commuove: Christina Aguilera – Understand
Giorno 5 – una canzone che ti ricorda qualcuno: Jennifer Lopez – I’m Into You ft. Lil Wayne
Giorno 6 – una canzone che ti ricorda un posto: Jeffree Star – Beauty Killer
Giorno 7 – una canzone che ti ricorda un momento particolare: Mina – Ancora, ancora, ancora
Giorno 8 – una canzone di cui conosci tutte le parole: Rettore – Lamette
Giorno 9 – una canzone che ti fa ballare: The Pussycat Dolls – Hush Hush; Hush Hush
Giorno 10 – una canzone che ti aiuta a dormire: Björk – Cosmogony
Giorno 11 – una canzone della tua band (!) preferita: Carmen Consoli – Fiori d’arancio
Giorno 12 – una canzone della band che odi (bleh): dARI – Tutto Regolare
Giorno 13 – una canzone che hai conosciuto da poco (♥): Nicki Minaj – Stupid Hoe
Giorno 14 – una canzone che nessuno si aspetta possa piacerti: Anna Oxa – La mia anima d’uomo
Giorno 15 – una canzone che ti descrive: Sophie Ellis-Bextor – Music Gets The Best Of Me
Giorno 16 – una canzone che amavi e che ora odi: Immanuel Casto – Revival
Giorno 17 – una canzone che vorresti dedicare a qualcuno (eja): Beyoncé – Halo
Giorno 18 – una canzone che vorresti ascoltare alla radio: Koda Kumi – Love Me Back
Giorno 19 – una canzone dal tuo album preferito: Paola & Chiara – Adesso stop!
Giorno 20 – una canzone che ascolti quando sei arrabbiato: Christina Aguilera – Fighter
Giorno 21 – una canzone che ascolti quando sei felice (ma devi essere proprio felice felice): Giorgia – Dietro le apparenze
Giorno 22 – una canzone che ascolti quando sei triste: Beyoncé – Irreplaceable
Giorno 23 – una canzone che vorresti al tuo matrimonio (difficile): Beyoncé – 1+1
Giorno 24 – una canzone che vorresti al tuo funerale: Christina Aguilera – The Right Man
Giorno 25 – una canzone che è un piacere peccaminoso: Mina – L’importante è finire
Giorno 26 – una canzone che sai suonare con uno strumento (la bocca e le mani): Jennifer Lopez – Papi
Giorno 27 – una canzone che ti piacerebbe suonare: Carmen Consoli – L’ultimo bacio
Giorno 28 – una canzone che ti fa sentire colpevole: Panjabi MC – Mundian To Bach Ke
Giorno 29 – una canzone della tua infanzia: Ambra Angiolini – T’appartengo
Giorno 30 – la tua canzone preferita in questo periodo un anno fa (ma NON l’ascolterò): Paola & Chiara – Mil Luces (Acoustic Piano Version)

∙Torna Sam Sparro con la sua Happiness∙

Quale miglior modo di celebrare questa prima giornata di marzo, cosí luminosa e carica, se non con una canzone perfettamente nel mood?

E quando si tratta di mood nessuno è meglio di Sam Sparro, il mio mito, un gran figo, ovvero l’unico cantante maschile che inserisco nella mia personale classifica di gradimento.

Il ragazzo piú sottovalutato dell’universo pop avrebbe dovuto pubblicare il suo secondo album quasi un anno fa (e qui infatti iniziai a parlarvene) poi, non si sa come, il silenzio di tomba. Duemila collaborazioni come cantante e come deejay, un ritardo stratosferico e finalmente all’inizio di quest’anno torna con The Shallow End che si rivela però solo una traccia promozionale.

Di recente, cosí, pubblica in sordina Happiness il primo vero singolo apripista che, guarda un po’ il caso, parla di una piena riacquisizione della felicità personale:

I can see the sun coming up, and I need it / I feel like I’ve been down for a while
And I’m not going to stop / ’cause time waits for no one
Before every day comes a night / Sit tight sit tight, it’ll be alright
Happiness, you belong to me / Happiness, you’re mine
I said I’ve been looking for you / But I haven’t found you

A distanza di ben quattro anni dall’omonimo disco di debutto, ottimo per quelli che amano la discomusic tutta rumorini e sbrilluccichini, Return To Paradise si presenta con delle sonorità anni ’70/’80 provenienti da disco club newyorkesi in uno stile che lui stesso definisce “modern rétro”.

“Ho sempre amato il soul, disco, funk e pop degli anni ’70 e ’80. Questo disco è anche ispirato da una rottura: il titolo “Happiness” non vi tragga in inganno. Scrivere canzoni come questa ha fatto parte della mia cura verso me stesso. Ero davvero infelice quando l’ho scritta, depresso. Ho passato l’inferno per trovare la serenità dopo un periodo difficile: affari di coppia, altre sfide personali. Un sacco di canzoni di questo album parlano di rottura, una rottura in particolare. Le canzoni piú belle vengono fuori dalle rotture piú brutte. Guardate Adele!”

Bono, bravo, apertamente gay, a 29 anni Sam Sparro si dice pronto al secondo round. E mentre i piú informati attendono con ansia l’intero disco (previsto attualmente per il 27 maggio), questa è Happiness:

Go Sammy go! Ma elimina quei baffi!

∙Molte righe sui 29 febbraii. Troppe.∙

I miei punti fermi? I miei punti fermi sono io. Poi, altri, ovvio. Ma in questa vita si deve partire da noi stessi, dal “dentro” di noi stessi. Mi conosco e so che posso fare qualsiasi cosa, so come assecondarmi e quando essere esigente. Sembro altera e inaccessibile. Invece sono solo una che pensa a farsi i fatti suoi. Mi sento completa, non nel senso che sono perfetta, anzi, ma nel senso che mi basto. Nel bene e nel male, sono io. E ci convivo bene. Nella vita mi serve da bere, qualcosa da mangiare, due vestiti e un rifugio. Il resto è creatività.

La creatività è in noi. Alla creatività puoi tonificare i muscoli, allenarla in palestra, tenerla bella reattiva e vigile.

Patty Pravo

È una settimana che vivo da solo. Cioè, da solo non nel senso che i miei mi hanno buttato fuori di casa ma nel senso di intimamente solo. Cioè, non da solo nel senso di misantropo o sociopatico, ma solo di cuore leggero. Ma non da solo! Nel senso che intendo dire che…

Comunque.

Diciamo che sto trovando spazio per ogni cosa, mia ovviamente, e mi sta piacendo parecchio. Oggi che è 29 febbraio poi mi viene in mente che nell’ultimo che ho vissuto avevo anni 17, diciassette capito?, con tutti gli annessi e connessi: mi ricordo che ero presissimo della mia compagna di classe dalla Lettonia con furore, vergine di amore e discoteca e teatro e di tutto il resto, iscritto ai campionati regionali di ballo —gli ultimi peraltro—, e studiavo le basi della lingua vietnamita… ma questa è un’altra storia… probabilmente immerso in chissà quale laboratorio serale, quando ancora il termine taggare non esisteva, ed io praticavo l’ateismo piú acceso ma senza sbattezzo. Con le sopracciglia ancora del tutto naturali. Fisicamente ma soprattutto mentalmente un’altra cosa.

Scrivevo cosí:

In questo periodo, sarà forse per crisi d’astinenza (!!!), mi sto rendendo conto che mi sto trasformando in una persona che necessita meno di qualcun’altro. Mi spiego. Ad esempio giorni fa (ma l’ho riservata specialmente per oggi) ho sentito una frase al telegiornale, in cui si parlava appunto dell’amore ed è:

“L’amore è eterno?”

“Eterno? Beh, neanche l’Universo lo è.
Certo, può durare molto…”

E mi è piaciuta. Poi stanotte, forse sempre per crisi, mi sono organizzato la Giornata all’insegna della scienza: velocità della luce, relatività, buchi neri… E, cosa ancora peggiore, da stamattina inizio a pensare al concetto di fede come una manifestazione di un qualcosa che non si comprende ma si accetta per vero… E come diceva l’amico Pascal, si può avere fede anche per gli assiomi matematici!! Ma lasciamo perdere le fesserie, ora…

Cosa intendo con riconciliazione? Per me la riconciliazione è lasciar perdere i (pre)giudizi precedenti, e cominciare daccapo. Personalmente, per quella bellissima qualità che mi appartiene (ovvero l’ingenuità), questo mi riesce facile quando sono gli altri a fare il primo passo: se ad esempio vedo qualche persona anonima (diciamo pure pregiudicata male) che mi dà importanza, chiedendomi per esempio un parere, un consiglio o in generale mostrando dell’interesse, io rimango un po’ sorpreso. E poi inizio a vedere tutto da un’altra prospettiva. Certe volte invece faccio io il primo passo: una cortesia, un sorriso, dell’interesse, ecc. che magari scaturisce da un’azione che gli altri fanno per me, ma che comunque parte da me stesso. E anche in questo caso, a seconda della risposta a me data, posso cambiare idea in meno di 0 secondi e vedere tutto da un’altra prospettiva. Ed è da qui che nasce la seconda possibilità, la seconde chance. Well, questo mio post voglio che, prima di colpire qualcuno che lo leggerà, serva innanzitutto a me da monito: ricordati, En, che non sempre ciò che ti dicono i tuoi pregiudizi è vero. Estremizzando, neanche quando una persona cattiva tells someone bad things ’bout U and UR friends. Perlomeno, non fin quando non sai bene CHI lo dice, SE lo dice e PERCHÉ lo dice.

Buona Giornata a tutti, e soprattutto agli scienziati singles, freddi e razionali :)

Sbruffone pieno di citazioni, inglesismi e consapevolezza di sé: mi duole ammettere che in certe cose ero piú grande di oggi. A pensarci, a metà strada tra quel giorno e oggi sarei stato un altro, da un’altra parte, con altre persone dopo aver fatto altre cose e prima di pensarne ancora altre, ma non lo potevo nemmeno immaginare. Mi mancano quei tempi, precisamente mi manca quell’insensibilità dai 17 ai 19 anni che mi faceva rigar solo, dritto e fiero.

Quattro anni dopo solo lo sono di nuovo, indipendente eh, ma con un salto che neanche i piani quinquennali in Russia e con la consapevolezza universitaria che è piú facile capire un’equazione differenziale (efficace nerdismo appreso negli anni) che le persone.

Il prossimo 29 febbraio ne avrò 25 e mezzo. Brividi.

∙Carnevale 2012∙

Promessa che faccio a me stesso: dovrò arrivare cosí anche l’anno prossimo.

∙26 – 23 = 3∙

È insensato inventare che non vi sia dolore, che non sia successo niente negli ultimi due anni o che sia successo e non sia rimasto proprio niente, che la cosa sia facile da vivere, che un cuore provato dalle mie angherie si sistemi e riprenda a esplodere, ma ancora piú insensato è che il peso di questa finta finzione si scarichi su qualcuno che non c’entra, che come colpa ha solo la voglia di amare me dall’amore cosí difficile e che, per sua purezza e perfezione, merita di stare bene sempre bene… per cui: basta, è ora di metabolizzare il lutto da solo.

Ieri nell’attimo di buio totale ho realizzato: mi sforzo di guardarti negli occhi perché esisti. Ho bisogno di ascoltarti perché esisti. Ho paura ma esisti, devo accettare che tu esisti e non sei mio perché è proprio accettando la tua esistenza che vedo i tuoi limiti, i tuoi errori, la tua natura senza filtri e so che non sei lo stesso, che non puoi piú arrivare oltre cosí, che non puoi piú ferirmi oltre cosí, che non puoi piú entrare oltre cosí. Non posso permetterlo.

Non si gioca con le persone, non si scherza con la bontà d’animo.

Ci vuole coraggio a coltivare il proprio benessere, ci vuole molto piú coraggio a farlo senza rubarlo agli altri. Per quanto la cosa sia svantaggiosa, dolorosa, da pazzi è giusto cosí. Per me, e per te che sei un leone. Non me ne frega niente di non avere appigli, devo farcela da me. Non posso sfruttare, non è bello, non porta a niente, io pretendo di stare bene. Come te, anch’io me lo merito.

Ci vuole forza ad essere buoni, ci vuole molta piú forza nell’essere giusti. E io devo essere giusto.

Ti voglio bene.

∙Sei la checca…?∙

Sei la checca tutto muscoli che cura il suo corpo nel dettaglio, che va in palestra quattro ore al giorno, fa piscina la sera e si alza alle cinque del mattino per andare a correre?

Sei la checca maschia? Quella che si sente uomo perché l’uccellino che gli pende fra le gambe è uguale a quelli che vorrebbe succhiare quando va in palestra?

Sei la checca repressa, quello che va solo in posti etero, frequenta solo amici etero, ha una ragazza etero, vuole sposarsi in chiesa e fare dei bambini e poi, la sera, va per chat a scrivere “sfondami il culo”?

Sei la checca ravveduta, quella che ha trovato nella fede una via d’uscita? Oppure sei la checca religiosa, quella che ha trovato nel mondo gay un’uscita dalla fede però solo dopo aver detto la messa?

Sei la checca intellettuale? Quella che legge solo libri di autori morti, che va a vedere solo film incomprensibili e alla fine, quando esce dal cinema, si vanta con gli amici sconvolti dicendo: “Hai visto la fotografia? Ah, la fotografia! E quell’immagine ferma sul cadavere del padre che è durata quarantacinque minuti? Quella è poesia, PO-E-SI-A!” ma che poi dentro di sé pensa: “Ammazzacheppallestofilm, speriamo almeno di aver fatto una buona impressione su questo manzo che mi voglio scopare”?

Sei la checca so-tutto-io? Quella che deve per forza sapere tutto meglio di tutti e che, se la metti all’angolo perché ne sai piú di lui, comincia a strillare come una gallina?

Sei la checca ecologista? Quella che si fa crescere la barba sino ai piedi e va in giro con i pantaloni degli anni sessanta? Sei la checca che si fa le canne? Quella che sniffa cocaina e popper?

Sei la checca fighetta, quella con sopracciglia rifattissime ad ali di gabbiano? Quella vestita all’ultima moda, con i pantaloni D&G, le scarpe D&G, la cintura D&G, la mutanda D&G e il cervello D&G? Sei la checca “ma io lavoro da Armani!”?

Sei la checca bear, centocinquanta chili di pura checcaggine ricoperti da una glassa di peli?

Sei la checca sadomaso? Lo slave o il master? Quella che si infila arance, zucchine, banane, pomodori, braccia e gambe?

Sei la checca io-ODIO-le-checche?

Sei la checca insolita con un profilo su gayromeo in cui ti allarghi il culo con entrambe le mani e poi scrivi: “Sono un maschio vero e cerco SOLO maschi come me. Alla larga le checche”?

Sei la checca “non mando foto perché ho un nome e una posizione”?

Sei la checca seria che “io non faccio sesso al primo incontro, al massimo un pompino”?

Sei la checca che esce solo per andare in battuage, saune, dark e poi critica due ragazzi che si tengono per mano?

Sei la checca acida? Quella che schecca anche ai funerali?

Sei una vecchia checca che ha perso bellezza e fascino e adesso odia tutto e tutti?

Sei la checca hai-visto: “Hai visto Glee?”, “Hai visto l’ultimo di Britney Spears?”, “Hai visto Amici di Maria de Filippi?”?

Sei la checca di sinistra con l’immagine del Che? Nessuno ti ha mai detto che era omofobo?

Sei la checca di destra che dice: “Io voto Berlusconi perché è un liberale”?

Sei la checca demagogica: “I gay pride sono delle baracconate e danno un’immagine distorta di noi”?

Qualunque checca tu sia e qualunque cosa tu faccia, attivo o passivo o versatile, bisessuale o criptochecca: ricordati sempre che agli occhi degli etero, anche se sei il piú maschio del mondo, tu sei e sarai sempre solo una CHECCA!

(Ho trovato questo ritaglio online, e a prescindere dalle risate —che sí, ci sono state— mi ha ricordato quanti siano ancora quelli che si autoghettizzano generando la guerra fra poveri. Mah.)

∙Senza parole∙

Pensandoci con le parole si può dire l’amore in un sacco di modi, specie in musica.

Io ne ho imparato alcuni.

Le piú famose sono le Parole di Mina e Alberto Lupo, di quella relazione cosí piena di promesse e asciutta nel concreto, asciutta persino nella discussione che mettono su. Parole troppo composte chiedono, anzi sussurrano, fatti che mai arriveranno perché mai sono stati smossi. Parole di un sentimento tiepido che non si ascoltano. In altre parole: parole al vento.

C’è chi di Parole ne ha poche, come Giorgia, per un Qualcosa appena nato che timidamente ancora si insegue e, ridendo, di amore per ora preferisce parlarne. Sicuramente, date le ferite, per entrambi è un’esperienza già avuta e finita male: ma è proprio nel dolore fresco e condiviso trova una sua dimensione. Per te che sai comprendere quel male che fa pensare che io somiglio a te… In due si ragiona meglio anche la sofferenza, costituisce già del buono in piú.

Ci sono le Parole di burro, quelle che per Carmen Consoli si sciolgono sotto l’alito della passione, quelle che chiedono di usare sensualità e sontuosità e gesti e premure, Parole che friggono al solo pronunciarle. Si sta invitando un non ben identificato Narciso nient’altro che ad Amare, con la A maiuscola, a trasportare qualcuno con quella follia che fa restare senza fiato, quella foga disarmante che ti prende mentre sei con l’auto di notte e in mezzo al niente, quella pazzia che ti fa Amare anche nel pericolo, davanti a tutti, quella voglia che ti trascina e non gli opponi resistenza pur sapendo che prima o poi finirai a sbattere… Ma nel suo nome —ho motivo di credere non sia casuale— si nasconde la chiave del problema. Narciso non può amare.

E poi ci sono le mie preferite. Sulla stessa lunghezza d’onda ci sono le 20 Parole di Mina, romanticamente struggente come suo solito, che ama da spazi infiniti un ragazzo vestito di sale e di vento e ardentemente osa un “Posso strapparti d’amore il vestito?“. Dichiarazione d’amore tutto, passionale, carnale: ti Amo d’amore, ti amo a tutto tondo, amo Te e ti amo, amo il tuo corpo, amo e basta. Senza limiti. Disillusa poi, consapevole, sa che le uniche cose che non muoiono mai sono i sogni… e infatti quel che le resta alla fine, dopo l’amore, sul guanciale è soltanto un sogno.

Le nuove Parole sono quelle di Noemi, reduce dal festival di Sanremo, che sono “solo” Parole ma sono le piú difficili da cogliere. Le ascolto da ieri e ancora non capisco se, in una coppia coi suoi problemi, queste Parole che reputa cosí blande sono quelle che fanno star giú (E poi lasciare che la nostalgia passi da sola / E prenderti le mani e dirti ancora / Sono solo parole) o sono quelle che si promettono (Perché la nostra vita in fondo non è nient’altro che / Un attimo eterno un attimo tra me e te / Sono solo parole). O forse lo sono tutte.

Eppure le parole, blande che siano, in amore feriscono come o forse piú delle azioni. La prima arma pericolosa che l’uomo si è creato a suo discapito. Dicono che la loro importanza dipenda dalla persona che le dice però parole e persone sono estremamente volubili e, tempo due giorni, magari scopri la loro vera natura. Prima che cambi di nuovo.

Maledette parole ingannatrici.

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