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·Per dovere di cronaca·

Non sono morto; in realtà sto semplicemente curando il mio giardino.

A chiunque me lo chiede sto dicendo che questo è ancora il mio periodo di semina, anche se in realtà qualche frutto del buon lavoro lo sto già raccogliendo: per esempio quell’esame lí, a cui avevo rinunciato in tempi insospettabili, che mi sono deciso a chiudere. E l’ho chiuso, pure col botto. Ho sentito quell’energia atomica dei 17 anni, per capirci.

Alla gente dico cosí perché i frutti piú grossi degni di nota arriveranno nei prossimi mesi, con l’esplosione dell’estate. Nel frattempo tanta forza —mentale e fisica—, tanta palestra —mentale e fisica—, coccole e sempre l’onestà in tutto, con tutti… In tutto questo rimango anche il solito cazzeggione di prima, non sia mai diversamente.

Ma ho le mie soddisfazioni. Sto arrivando proprio lontano :-)

·”Non è la parola esatta, ma è la prima che viene in mente.”·

La Mamma con lui si scusava in continuazione. Gli diceva che per anni la gente si era fatta in quattro per trasformare il mondo in un luogo sicuro e organizzato. Nessuno si era reso conto di che noia sarebbe stata. Una volta che il mondo fosse stato suddiviso in proprietà, sottoposto a limiti di velocità e piani regolatori e tassato e irregimentato, una volta che tutti fossero stati esaminati e registrati e provvisti di un indirizzo e di documenti. Nessuno aveva lasciato spazio all’avventura, se non al tipo di avventura che si può comprare. Su un ottovolante. Al cinema. E anche cosí, sarebbero sempre state emozioni finte. Perché uno lo sa benissimo che alla fine i dinosauri non mangeranno i bambini. Il pubblico delle proiezioni di prova si è espresso contro qualsiasi remota possibilità di finta catastrofe. E non esistendo la possibilità che si verifichi una catastrofe vera, un rischio vero, ci è preclusa anche ogni possibilità di salvezza vera. Ebbrezza vera. Eccitazione vera. Gioia. Scoperta. Invenzione.

Le leggi che ci permettono di vivere sicuri sono le stesse che ci condannano alla noia. Se non possiamo accedere al caos autentico, non avremo mai autentica pace. Se le cose non hanno la possibilità di peggiorare, non migliorano. Tutte cose che la Mamma gli raccontava. Gli diceva: «L’unica frontiera che ci rimane è il mondo dell’intangibile. Tutto il resto è cucito troppo stretto». Ingabbiato da troppe leggi. Per intangibile la Mamma intendeva Internet, i film, la musica, le storie, l’arte, le voci che corrono, i programmi per computer, tutto ciò che non è reale. Le realtà virtuali. Le simulazioni. La cultura. L’irreale è piú potente del reale. Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione cui può spingersi l’immaginazione. Perché soltanto ciò che è intangibile, le idee, i concetti, le convinzioni, le fantasie, dura. Le pietre si sgretolano. Il legno marcisce. La gente, be’… la gente muore. Ma le cose fragili, come un pensiero, un sogno, una leggenda, durano in eterno. Se riesci a modificare il modo di pensare delle persone, diceva. Il modo che hanno di vedere se stessi. Il modo che hanno di vedere il mondo. Se riesci a fare questo, allora puoi cambiare il modo in cui vivono. Ed è questa l’unica cosa duratura che una persona può creare. Tanto prima o poi, diceva sempre la Mamma, i ricordi, le storie e le avventure saranno tutto ciò che rimarrà di te. Durante l’ultimo processo, prima di finire in prigione quell’ultima volta, seduta accanto al giudice la Mamma aveva detto: «Il mio obbiettivo è quello di essere un motore che movimenti la vita della gente.» Aveva guardato lo stupido ragazzino negli occhi e gli aveva detto: «Il mio obbiettivo è quello di dare alla gente splendide storie da raccontare». Prima che le guardie la portassero via in manette, aveva gridato: «Condannare me sarebbe superfluo. La burocrazia e le leggi hanno già trasformato il mondo in un campo di concentramento pulito e sicuro». Aveva gridato: «Stiamo crescendo una generazione di schiavi». E per la vecchia Ida Mancini era stata di nuovo la prigione. “Incorreggibile” non è la parola esatta, ma è la prima che viene in mente.

Chuck Palahniuk,
Soffocare

·C’è Pasqua e Pasqua·

Mi ricordo che quando ero piccolo la Pasqua iniziava davvero solo dal momento in cui mamma e papà compravano le uova di cioccolato: le mettevamo sopra i ripiani della cucina secondo l’ordine di nascita —io quindi ero il primo— e ciascuno badava al suo fino al giorno di apertura. La quaresima era quindi il countdown dei giorni che mancavano allo scarto. Gli ultimi anni ci era anche concesso di scegliere la tipologia di cioccolato (io, goloso ma astuto, ho sempre preferito la qualità alla quantità) e di solito si puntava a qualcosa che non fosse cioccolato al latte: questo perché un’altra certezza ferrea anche piú dell’ordine di esposizione delle uova era la politica Kinder di nonna, che per il pranzo pasquale ce ne portava un altro a casa.

Una volta aperto i giochi erano fatti: il cioccolato finiva conservato in un contenitore da cucina e nascosto nelle rispettive camere cosí che nessuno si potesse azzardare a rubarlo agli altri. E durava fino all’estate.

Questa tradizione è andata sfumando sempre di piú: nel 2011 abbiamo comprato le uova senza reale partecipazione e due-tre giorni prima di aprirli, aggiungiamoci pure che ora mangiamo cioccolato quando vogliamo quindi addio al gusto dell’attesa. Crescendo si è persa anche l’innocenza. Anche peggio, quest’anno il periodo è grigio persino nel parentado per cui niente quaresima, niente pranzo a casa, niente nonni, e alle uova nessuno ci ha piú voluto pensare. Eccetto me.

Io per le abitudini di cuore ho uno innato debole e in via diplomatica ho proposto che da quest’anno avrei comprato io un unico uovo famigliare, buono, di qualità e nocciolato come strapiace a me e mamma e che avremmo consumato tutti assieme in barba al consumismo. Un po’ una sciocchezza per celebrare con gratitudine l’unità e la purezza di una famiglia “piccola” com’è la mia per me.

Questo è quello che auguro a tutti: che la Pasqua sia occasione di convivere consapevolmente con la propria realtà di vita.

(Da quando mi sono sbattezzato spoglio le feste di ogni cristianeria. Rock on)

∙Sesso, amore, pittura: Alexander Esguerra∙

Negli Stati Uniti l’idea di Alexander Esguerra pare stia facendo furore. Le regole sono semplici: dipingersi e amarsi su una tela bianca. I risultati invece sono sorprendenti.

“L’amore è una potente forza creativa e tutti gli artisti possono sentirla e imprimerla. Mi sono svegliato una mattina dopo un rapporto sessuale e ho capito che dovevo catturare quei momenti artistici che si sprigionano durante l’atto, perché i nostri corpi interagiscono e influenzano lo spazio attorno a noi.”

Il progetto in questione si chiama Love & Paint e altro non è che l’impressione dell’impulso energetico dell’amore, una sorta di E = mc² di livello sessuale. “Non importa che la coppia sia etero o gay, vecchia o giovane: il sesso crea uguaglianza e da questi dipinti non capiresti chi li ha fatti, senti solo l’energia dell’amore.”

L’artista spiega che tutto è nelle mani —e non solo— delle coppie newyorkesi che vi partecipano. “Quando esco dalla stanza sono in totale privacy. Dico loro di prendere la vernice e versarsela a vicenda, poi di guardare negli occhi il proprio partner e fare l’amore come si farebbe normalmente.”

E in effetti, a parte qualche orma, l’insieme cromatico perde le sue origini e diventa uno sfumato sinestetico, una fusione di materiale indistinguibile: c’è chi poi il risultato se lo appende in salotto, all’insaputa degli ospiti.

Considerazioni. Quanti modi di vedere l’amore esistono? Quante combinazioni di due corpi? Quanti colori schizzati, divorati, portati, quanti miscugli da cui sentirsi rappresentati, quanti incastri si possono pensare per dirsi TI AMO?

Ho sempre sognato di fare l’amore col corpo dipinto, è una perversione assoluta.

Altri esempi di amore fluido: Leggi il resto dell’articolo

∙A sproposito di amore∙

Metti una pianta in un terreno arido e stai pur certo che morirà. Qualsiasi pianta, anche l’amore.

La verità è che staccare la spina all’Amore è un processo innaturale, non perché è sí una forza divina che ti spinge oltre l’orizzonte e protegge e fortifica insieme ma perché è un pranzo gratis, un dono che fruisce senza motivo, e interromperlo è una bestemmia contro ogni fortuna, folle e disumano. Non lo uccidi, non lo mandi via e tantomeno lo dimentichi: lo condanni semmai a una morte agonizzante mentre perverso lo guardi appassire, pian piano, perdere le forze, i respiri soffocati che dopo un po’ passano. E a prescindere dalla sua intensità, alla fine muore per davvero.

Se è gratuito, onesto, vero e ce l’hai fra le mani… bisogna essere masochisti o coglioni per violentarlo, sradicarlo e buttarlo via.

∙Carnevale 2012∙

Promessa che faccio a me stesso: dovrò arrivare cosí anche l’anno prossimo.

∙Questione di scalini.∙

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