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∙Senza parole∙
Pubblicato da su 19 febbraio 2012
Pensandoci con le parole si può dire l’amore in un sacco di modi, specie in musica.
Io ne ho imparato alcuni.
Le piú famose sono le Parole di Mina e Alberto Lupo, di quella relazione cosí piena di promesse e asciutta nel concreto, asciutta persino nella discussione che mettono su. Parole troppo composte chiedono, anzi sussurrano, fatti che mai arriveranno perché mai sono stati smossi. Parole di un sentimento tiepido che non si ascoltano. In altre parole: parole al vento.
C’è chi di Parole ne ha poche, come Giorgia, per un Qualcosa appena nato che timidamente ancora si insegue e, ridendo, di amore per ora preferisce parlarne. Sicuramente, date le ferite, per entrambi è un’esperienza già avuta e finita male: ma è proprio nel dolore fresco e condiviso trova una sua dimensione. Per te che sai comprendere quel male che fa pensare che io somiglio a te… In due si ragiona meglio anche la sofferenza, costituisce già del buono in piú.
Ci sono le Parole di burro, quelle che per Carmen Consoli si sciolgono sotto l’alito della passione, quelle che chiedono di usare sensualità e sontuosità e gesti e premure, Parole che friggono al solo pronunciarle. Si sta invitando un non ben identificato Narciso nient’altro che ad Amare, con la A maiuscola, a trasportare qualcuno con quella follia che fa restare senza fiato, quella foga disarmante che ti prende mentre sei con l’auto di notte e in mezzo al niente, quella pazzia che ti fa Amare anche nel pericolo, davanti a tutti, quella voglia che ti trascina e non gli opponi resistenza pur sapendo che prima o poi finirai a sbattere… Ma nel suo nome —ho motivo di credere non sia casuale— si nasconde la chiave del problema. Narciso non può amare.
E poi ci sono le mie preferite. Sulla stessa lunghezza d’onda ci sono le 20 Parole di Mina, romanticamente struggente come suo solito, che ama da spazi infiniti un ragazzo vestito di sale e di vento e ardentemente osa un “Posso strapparti d’amore il vestito?“. Dichiarazione d’amore tutto, passionale, carnale: ti Amo d’amore, ti amo a tutto tondo, amo Te e ti amo, amo il tuo corpo, amo e basta. Senza limiti. Disillusa poi, consapevole, sa che le uniche cose che non muoiono mai sono i sogni… e infatti quel che le resta alla fine, dopo l’amore, sul guanciale è soltanto un sogno.
Le nuove Parole sono quelle di Noemi, reduce dal festival di Sanremo, che sono “solo” Parole ma sono le piú difficili da cogliere. Le ascolto da ieri e ancora non capisco se, in una coppia coi suoi problemi, queste Parole che reputa cosí blande sono quelle che fanno star giú (E poi lasciare che la nostalgia passi da sola / E prenderti le mani e dirti ancora / Sono solo parole) o sono quelle che si promettono (Perché la nostra vita in fondo non è nient’altro che / Un attimo eterno un attimo tra me e te / Sono solo parole). O forse lo sono tutte.
Eppure le parole, blande che siano, in amore feriscono come o forse piú delle azioni. La prima arma pericolosa che l’uomo si è creato a suo discapito. Dicono che la loro importanza dipenda dalla persona che le dice però parole e persone sono estremamente volubili e, tempo due giorni, magari scopri la loro vera natura. Prima che cambi di nuovo.
Maledette parole ingannatrici.
∙Quando arriva la notte…∙
Pubblicato da su 19 febbraio 2012
Ma quando arriva la notte, la notte e resto sola con me
La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perché
Né vincitori né vinti, si esce sconfitti a metà
La vita può allontanarci, l’amore poi continueràE quando arriva la notte, la notte e resto sola con me
La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perché
Né vincitori né vinti, si esce sconfitti a metà
L’amore può allontanarci, la vita poi continuerà.
L’intervento di Arisa ci assicura due cose: che le trasformazioni possono avvenire e che la notte, davanti a noi stessi, siam piccoli piccoli e c’è poco da fare: è un abisso per tutti, proprio per tutti. (Mi sono scoperto inaspettatamente a tifare un po’ per lei.)
∙L’ultimo bacio∙
Pubblicato da su 8 settembre 2011
Giulietta — Vuoi già partire? Il giorno non è ancora vicino: era l’usignolo, e non l’allodola, quello che ti ha ferito col suo canto l’orecchio trepidante; esso canta tutte le notti su quel melograno laggiú: credi, amor mio, era l’usignolo.
Romeo — Era l’allodola, messaggera del mattino, non l’usignolo: guarda, amore, come quelle strisce di luce invidiose della nostra gioia, cingono di una frangia luminosa le nubi che si disperdono laggiú nell’oriente; i lumi della notte si sono spenti a poco a poco, e il dí giocondo si affaccia in punta di piedi sulle nebbiose cime delle montagne: io debbo partire e vivere, o restare e morire.
Giulietta — Quella luce laggiú non è la luce del giorno, io lo so bene: è qualche meteora che il sole emana, affinché stanotte essa ti sia come una face, e rischiari la via a te in cammino per Mantova; perciò rimani ancora; non è vero che tu devi partire ad ogni costo.
Romeo — Mi prendano pure, mi mettano a morte: io sono contento, se tu vuoi cosí. Dirò che quel barlume laggiú non è l’occhio del mattino, ma il pallido riflesso della fronte di Diana; dirò che non è l’allodola quella che ferisce coi suoi accenti la volta del cielo, su in alto sopra le nostre teste: io ho piú desiderio di rimanere che volontà di partire: vieni, o morte, e sii la benvenuta! Giulietta vuol cosí. Va bene, anima mia? Discorriamo, non è ancor giorno.
Giulietta — È giorno, è giorno: parti, fuggi di qua, presto! È l’allodola quella che canta in sí discordi accenti, sforzando la sua voce a striduli suoni e sgradevoli acuti. Dicono che l’allodola canta come da una dolce partitura: questa no, poiché partisce noi due; dicono che l’allodola e l’aborrito rospo hanno fatto scambio degli occhi: oh, in questo momento io vorrei che si fossero scambiata anche la voce! Poiché quella voce ci strappa con terrore l’una dalle braccia dell’altro e scaccia di qui te sonando la sveglia al giorno. Ah, parti, ora: la luce si fa sempre piú chiara.
Romeo — Piú chiara, sempre piú chiara; e di piú in piú cupi i nostri dolori!
Nutrice — Signora!
Giulietta — Nutrice?
Nutrice — Vostra madre viene in camera vostra: il giorno è spuntato; siate prudente, fate attenzione.
Giulietta — Su via, finestra, lascia entrare il giorno ed uscire la mia vita.
Romeo — Addio, addio, un bacio e scendo.
Giulietta — Sei dunque partito cosí? Amor mio, mio signore, ah, mio marito, amico mio! Tu mi devi mandare tue notizie ogni giorno che c’è in un’ora poiché in un solo minuto vi sono piú giorni: oh! Contando le ore cosí, sarò già vecchia prima di rivedere il mio Romeo!
Romeo — Addio! Io non mi lascerò sfuggire nessuna occasione, amor mio, che possa portarti i miei saluti.
Giulietta — Oh! Dimmi, pensi tu che noi ci rivedremo mai piú?
Romeo — Non ne dubito; e tutte queste angosce, un giorno, saranno per noi due argomento di dolci discorsi.
Giulietta — O Dio! Io ho nell’anima una triste visione. Mi par di vederti, ora che sei costaggiú, come se tu fossi un morto in fondo ad una tomba; o la vista m’inganna, o tu sembri pallido.
Romeo — E credimi, amor mio, anche tu, agli occhi miei, sembri cosí: l’angoscia sitibonda beve il nostro sangue. Addio! Addio!
da Romeo e Giulietta, W. Shakespeare
Atto III, Scena V
∙Milleluci, copertina HQ e testo∙
Pubblicato da su 15 ottobre 2010
Da oggi 15 Ottobre in vendita su iTunes il nuovo singolo delle cantanti e sorelle Paola e Chiara Iezzi già da qualche giorno nelle radio italiane: si parla di Milleluci, che dopo il precedente Pioggia d’estate -dal successo riconosciuto e pluripremiato- anticipa l’album in uscità il prossimo 9 Novembre.
Io in genere non amo le canzoni melodiche stile Amici o cantantucoli di provenienza talent, e probabilmente se non fosse delle mie beniamine sarebbe passata inosservata ai miei occhi prima che alle mie orecchie… ma dato che l’ho fortunatamente fatto vi posso dire che questa va ben oltre ogni mia aspettativa, già superate abbondantemente con il primo singolo, a me molto molto caro! Perfettamente in linea con la stagione autunnale ormai giunta, e con un titolo che da solo evoca il ricordo delle divine Mina e Carrà degli anni ’70, spero riesca a spopolare come merita! Nel frattempo sono io il primo a pubblicarne il testo… un piccolo riconoscimento ;)
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.: MILLELUCI :.
[Paola & Chiara / Milleluci (Single), 2010]
Oggi vorrei che fosse soltanto un giorno in piú
Ma dopotutto
A volte capita che tutto cambi
Ma senti che piove, non resta piú niente
Adesso dimentica quello che non c’è
Non tornerà
E tutto quel che ho lo lascio andare via
In questa notte ruvida vorrei
Ma intanto te ne vai
E resta solo tutto ciò che non ti ho detto mai
Che non ti ho detto mai
Oggi vorrei che fosse soltanto un’ora in piú
Ma so che in fondo
A volte capita di perdere ma…
Non senti che piove, non resta piú niente
Adesso dimentica quello che non c’è
Non tornerà piú
E tutto quel che ho lo lascio andare via
In questa notte gelida vorrei
Ma intanto te ne vai
E resta solo tutto ciò che non ti ho detto mai
Che non ti ho detto mai
E tutto quel che ho lo guardo andare via
E milleluci accese su di noi
Si spengono e tu vai
Ma resta ancora tutto ciò che non mi hai detto mai
Che non ti ho detto mai
Che non ti ho detto mai
Che non ti ho detto mai
∙Tu sei per me∙
Pubblicato da su 2 ottobre 2010
Ricordo.

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.: TU SEI PER ME :.
[Paola & Chiara / Television, 2000]
Tienimi ancora nel tuo respiro, fammi volare via
Bagni di vento, lune d’argento sospese in armonia
E sei qui, qui per me
Come imparare l’eco del mare nelle profondità
Fuochi d’Oriente, terra danzante, luci della città
Baciami tutta notte
Prendi l’anima, prendi tutto, prendi me
Restiamo qui
Tu sei per me l’aria
Vorrei gridare al mondo che
Tu sei per me l’aria
Non sento niente senza te
È la tua voce, nel mio deserto limpida e nobile
Nel mio silenzio sei un elemento insostituibile
Cercami senza fine
Tu sei per me l’aria
Vorrei gridare al mondo che
Tu sei per me l’aria
Non sento niente senza te
∙03/09 (Ragusa)∙
Pubblicato da su 10 settembre 2010

ore 18.15
Dopo il Gala dell’Arrivederci ieri notte è stata la volta della SEXY NIGHT, una nottata a tema in discoteca; ho incontrato una sexyssima Patricia (una delle animatrici della Costa Victoria) con cui ho scattato una foto – orribile sí, ma tant’è!
Oggi invece tappa alla croata città di Dubrovnik con solo la mia famiglia, meglio conosciuta col nome italiano di Ragusa e che appunto fino a qualche giorno fa consideravo ancora italiana! Piú che una città sembra un quartiere, una piccola roccaforte medievale costellata di monasteri e completamente circondata da mura, coi cartelli delle vie fatti di stoffa e appesi a mo’ di stendardo. Talmente piccola che bastano due ore per visitarla a piedi in lungo e in largo! Un’altra sorpresa è stata la moneta, che NON è l’euro ma la kuna (kn) che vale circa 1/7 di euro. Nonostante questo però li accettano benvolentieri dappertutto, spesso pronti a fregarti coi prezzi che in euro sono casualmente piú alti che in kunas. I bellissimi quadrettini rappresentativi della città -che sono la mia nuova fissa!- costavano decisamente troppo rispetto a quelli greci, ed ho quindi ripiegato su una particolare -e spero buonissima- tavoletta di cioccolato fondente con pezzi di cocco, ananas e pinoli! Chissà, visto che in questi giorni sono stato preso da questa curiosità sui cibi…
Visto che è sfumato per via del raffreddore ora ve lo posso dire: avrei dovuto partecipare al TALENT SHOW di stanotte, cantando “Amici come prima”! Ma la sorte mi è stata avversa… Peccato eh? :(
Stasera ultima notte in nave, e la valigia è già pronta. Gente, si torna! Ma prima un giretto alla SPA centro benessere… Mi tratto bene ;)))
∙31/08 (Mykorini)∙
Pubblicato da su 7 settembre 2010

ore 22.44
Riguardo l’intrattenimento di ieri notte, si trattava del Theatres of the World! Piú che un vero e proprio spettacolo teatrale, un musical assolutamente strepitoso che ha portato i pochi ospiti a un viaggio intorno al mondo con trasparenze e giochi di luce e musiche e sfondi e costumi a dir poco perfetti. Ho rubato una sola foto, sia perché era proibito farle e sia perché è giusto rimanga solo nella mente di chi lo ha assaporato dal vivo!
Com’era in programma, ieri notte a letto presto perché stamane sveglia prestissimo! Iniziando dalla colazione affacciati su Santorini e sulle isolette nei dintorni; essendo impossibile l’attracco della nave su questa costa greca allora è stato necessario recuperare dei ticket per dei traghetti convenzionati che han portato tutti sulla terraferma. Io, organizzatissimo, son finito ovviamente sulla scialuppa n.1 insieme alla mia famiglia! Mentre i miei zii, forse non capendo il tempo che occorreva a far scendere oltre 3000 passeggeri a gruppi di 70 e le poche ore a nostra disposizione, sono arrivati tardi ed è stato ovvio non pensare di aspettarli…
Che dire, Santorini è un’isola molto particolare. Piú che un’isola, è un insieme di dieci paesini tutti bianchi arroccati sui monti a strapiombo! L’odore che ti accoglie inizialmente è quello inconfondibile del letame, perché ci sono due modi per raggiungere la cima dei monti: la normalissima teleferica e… la mulattiera! Dato che la seconda opzione era per me fuori discussione abbiam deciso di salire tramite teleferica e mamma -che non ama le grandi altezze- era in preda a grida di paura e lacrime di risa per le nostre risate! La Costa Crociere ci ha fornito la cartina per muoverci all’interno della città di attracco, Fira (Φιρά), che in qualche minuto di camminata abbiam scoperto essere inutile perché senza nomi delle strade! Dopo qualche tentativo (abbiam chiesto dove fossimo a un paio di persone, a destra e a sinistra di una stessa strada, e tutte han risposto che eravamo allo stesso punto!) abbiam quindi preferito noleggiare una macchina da un tipo che ci ha spiegato come arrivare a una delle città principali di Santorini, Ia (Οιά). Ci si arriva in 10 minuti, e se già con Fira sembrava di essere tornati indietro nel tempo, con Ia si arriva al culmine! Un mucchio di casupole arrangiate a negozi, dove ho trovato la cosa piú bella del mondo che finirà in camera… sí, diciamo camera mia!
Al ritorno abbiamo poi incontrato miei zii, finalmente arrivati a Fira! Un po’ delusi dal fatto che non li avessimo aspettati… vabbè, viva la gente che rispetta gli orari!
Il solito pranzo luculliano; poi era mia intenzione dedicarmi al corso di pittura e a un quiz sull’antica Grecia ma la stanchezza ha prevalso su di me ed alla fine ho dormicchiato per qualche ora! E con un sogno davvero complicato che nemmeno ricordo bene.
Alle 18, poco prima della discesa per Mykonos, ho scoperto dai miei genitori che i miei zii han preso il biglietto per la navetta convenzionata e facoltativa che per 6€ conduceva al centro città A/R! Questo vuol dire che noi, riflettendo sulla scelta autonoma del viaggio a Mykonos come in tutte le altre località che abbiam toccato, eravamo soli! I miei genitori però han fatto lacrime di coccodrillo lamentandosi con me sia per la scelta della camminata autonoma che per il comportamento a Santorini, riversandomi addosso qualità come presuntuoso e scorretto (anche se a dire il vero non vedo dove sta la scorrettezza del rispettare gli orari…). Quando siam scesi dalla nave eravamo piuttosto nervosi, e il fatto di ritrovarci soli ed immersi in un paesaggio desolato non ha aiutato! Non mi sono dato per vinto e, ostinandomi orgogliosamente sulle mie, ho deciso di chiedere aiuto a dei passanti che ci han consigliato un taxi! Dopo un’inutile telefonata in inglese al servizio taxi (le solite cartine Costa Crociere che stavolta non solo non riportavano i nomi delle vie, ma neanche l’attracco della nave) abbiam visto un cartello per le normali corriere e nel giro di 2 minuti, al grido di “uan fòrti! uan fòrti!”, l’autista ci ha accompagnato per 1,40€ esattamente al centro di Mykonos. Alla faccia di Costa Crociere!
Per le vie di Mykonos, piú moderne di quelle di Fira (ma neanche tanto), abbiamo incontrato i nostri zii e abbiamo ristabilito il gruppo unico – dove io occupo sempre e fieramente il ruolo di guida! E alla salita sul bus (che a noi è costato solo altri 1,40 evrò, vale a dire euro) non ho avuto bisogno delle scuse dei miei genitori: mi è bastato guardarli tale era l’espressione imbarazzata e colpevole che avevano in volto!
Di sera cena in ristorante con vellutata di pomodoro e doppia porzione di pansotti ricotta e spinaci con sugo di pomodorini Pachino! Senza dimenticare la buonissima pastiera napoletana e il sorbetto al melone, gustato rapidamente per assistere almeno all’ultima parte del Pot Pourri Classico che comprendeva brani di musica classica riarrangiati fra loro e con composizioni del tutto inedite!
In questa supergiornata pochi sono i fatti chiave: che Mykonos e Santorini sono totalmente a sé, e che di me bisogna sempre fidarsi, anche come guida!
∙Notte di mezza estate∙
Pubblicato da su 24 agosto 2010
Ore 5.27 am.
Mi sveglio di colpo tra fiotti di liquido dal naso che, fra le risate, immagino come sarebbe se fossero di sangue. Quando nella stanza sento un inconfondibile aroma di ferro; accendo la luce dell’abat-jour e mi specchio, dettaglio per dettaglio, sullo schermo del mio piccolo iPod: avevo ragione, e piú mi guardo e piú mi sento avvinghiato da quelle ramificazioni rosse! Finalmente decido di alzarmi, corro in bagno a testa flessa (so wrong), mi pulisco e blocco la fuoriuscita rossa con un fazzoletto di carta.
Un salto in sala da pranzo per bere dell’acqua fresca… faccio per tornare in camera, ma non prima di aver sistemato accuratamente le sedie del tavolo che, noto, non sono allineate.

Insonnia. Ma dico: passi l’epistassi che mi accompagnava talvolta anche in tenera età, ma davvero devo smetterla di essere cosí maniaco.










